
Circa due mesi fa (11 marzo 2025) è stato pubblicato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito il documento “Nuove indicazioni 2025 – Scuola dell’infanzia e del primo ciclo”. A partire da questa data il testo è stato discusso in molte sedi: ne riportiamo una selezione qui in fondo.
Oltre a raccogliere questi spunti, utili alla comprensione delle derive privatizzanti della scuola pubblica, abbiamo deciso di salire in cattedra ed impersonare temporaneamente la figura di insegnante descritta dal documento ministeriale. Il risultato è la fanzine “Contro-indicazioni nazionali”, elaborato grafico di alcuni estratti delle premesse (pp. 8-15). Trovate il PDF a fondo pagina.
Di seguito alcune nostre considerazioni, tratte dalle conclusioni dell’opuscolo.

Il discorso delle Nuove Indicazioni si sviluppa a partire dalla definizione dei concetti di ‘identità’ e di ‘persona’.
Questi sono considerati a partire dagli autoproclamatisi valori di democrazia e libertà occidentali. Il patriottismo nazionale, da tempo coltivato dalle destre in Italia come in ogni paese, viene qui esteso surrettiziamente all’Europa e al “mondo occidentale”.
I concetti di democrazia e di libertà sono presunti e presuntuosi, basati sull’autoesaltazione di quella che attraverso una mistificazione si dichiara una società egualitaria.
La libertà di cui il Ministero si riempie la bocca (la parola compare ben 14 volte solo a pagina 10) viene ricondotta al senso di autorità, creando una contraddizione in termini. La parola viene sbandierata come magica e definita contraddittoriamente. Dalle indicazioni:
Le scuole del primo ciclo di istruzione permettono inoltre, grazie all’educazione alla libertà, lo sviluppo del senso morale e la comprensione del principio di autorità, conquiste interiori dell’uomo libero.
Qui una tra le più recenti manifestazioni di libertà della scuola pubblica.
Una persona insegnante non può mostrare a studentesse e studenti un’espressione di libertà, quando nell’ambiente in cui si incontrano ad entrambi è negato il diritto di esprimere il proprio pensiero, la propria ricerca, la propria personalità e le proprie convinzioni. La persona viene defraudata di opinioni e pensieri e le viene imposto di rappresentare un punto di vista ‘neutrale’, ovvero quello di chi ha più potere. Questo è quello che si prescrive agli insegnanti oggi.

Per capire il modo con cui è stato scritto questo documento e con cui vengono scritti la maggior parte dei documenti istituzionali, la chiave sono le tautologie, le contraddizioni, i falsi semantici, le espressioni e le parole decontestualizzate e svuotate di ogni significato.
Le vere intenzioni sono nascoste dalla massa di parole ed espressioni in contraddizione con se stesse e tra di loro, che intenzionalmente producono confusione e disorientamento di senso e culturali.
La lettura di un testo così costruito è un esercizio nel trovare i significati che le parole veicolano, o più spesso non veicolano, e nel saper riconoscere le sequenze di parole che non stanno a significare nulla, usate in virtù dell’aura di legittimità che è stata loro costruita intorno. Queste funzionano come vere e proprie parole magiche, primi esempi ‘democrazia’ e ‘libertà’, e vengono utilizzate secondo le leggi del marketing affinché acquisiscano una valenza emotiva ed una presa a livello psicologico, al di là di qualsiasi rapporto con la propria etimologia ed il proprio significato.

Qualsiasi eventuale riforma può partire unicamente dal corpo insegnante, la cui figura viene costantemente annichilita ed umiliata, zavorrata di incombenze amministrative che non hanno niente a che vedere con l’insegnamento e che lo sostituiscono.
Irrisa tramite il questionario, che ha offerto agli insegnanti la libertà di esprimere la propria opinione attraverso 22 domande chiuse. Le risposte a queste domande, quattro opzioni per ogni domanda, permettono di “scegliere” tra: condividere, richiedere l’ampliamento di una sezione, riconoscere il documento innovativo e proporre di dare più spazio ad una data disciplina, o non rispondere. Perché, come ci ricordano le Nuove Indicazioni a pagina 8,
il privilegio della nostra civiltà è nel confronto.
Questa cosiddetta riforma è una finzione ed una farsa, costruzione retorica che non tratta alcun problema educativo o sociale. Crea una narrazione arbitraria a giustificazione di metodi che abbassino il livello culturale di approfondimento e di ricerca della scuola, per raggiungere il vero obiettivo: la valorizzazione in termini di profitto economico di ogni aspetto dell’istruzione e della persona.

Non si parla di questioni reali e concrete, premesse dell’esistenza di ogni insegnamento ed apprendimento, come la fatiscenza delle strutture, di porte, finestre, riscaldamento, soffitti, che si potrebbero risolvere facilmente e velocemente, se lo si volesse. O come la cosiddetta “inclusione”, espressione decontestualizzata e svuotata di ogni significato, ignorando che per includere un elemento in un insieme bisogna prima che questo elemento abbia caratteristiche affini almeno nelle fondamenta al corpo che le includerebbe. Condizione che manca quando si introducono nella scuola italiana bambine e bambini che non conoscono una parola di italiano, senza che sia loro offerto un corso gratuito di lingua, che ponga le basi per la loro inclusione.
Di questo non si parla, perché per risolvere questo ed altri problemi si innalza a soluzione universale l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, senza che la sua ipotetica utilità sia mai stata argomentata in alcun modo. Come deus ex machina, in grado di risolvere le contraddizioni della scuola e della società, o di accrescere il patrimonio dei pochi proprietari di buona parte del pianeta.
Segnaliamo una selezione di altri contributi alla discussione:
Radio Ondarossa – Contro indicazioni nuova scuola
